Pietro e Paolo

Circa un mese fa, a Roma.
Entriamo.
Santa Maria del Popolo: la chiesa, quasi secondaria rispetto all’ampiezza della piazza e soffocata dal passeggio tra l’obelisco e la salita al Pincio.
Come sempre, quando entri a Roma in una chiesa, la sensazione è quella di varcare una soglia che delimita tempo, ritmi e suoni: silenzio, il leggero chiacchiericcio delle comitive, i passi e il loro riverbero sui marmi e le colonne. Ed in questa assenza l’esuberanza dell’arte tronfia e barocca che, accumulata nel tempo e stratificata negli stili, ti ubriaca della sua spavalda presenza.

Ma qui dentro c’è Caravaggio.

E dopo aver camminato per le navate, tra Pinturicchio, Bramante e guardando con occhio divertito la Cappella Chigi resa addirittura troppo famosa per la sua ribalta holliwoodiana grazie a Dan Brown e non per essere ideata e modificata da Raffaello e Bernini, finalmente, a sinistra dell’altare, eccoli. I “due Caravaggio”: la Crocifissione di san Pietro e la Conversione di San Paolo.

Caravaggio_-_Martirio_di_San_Pietro

Conversion_on_the_Way_to_Damascus-Caravaggio_(c.1600-1)

L’entusiasmo per la vita è inversamente proporzionale alla nostra assuefazione nei confronti della bellezza e dell’emozione.

Lasciamoci stupire.
E commuovere.