Santiago

Sostenibile pesantezza e insostenibile leggerezza

Sono di nuovo a Santander: una decisione sofferta, ma forse è quella “giusta”.
Ho deciso per quest’anno di chiudere la mia credenziale con pochi “sellos”: solo qualche decina di chilometri passando per la Eremita di Guadalupe per poi arrivare a Sansebastian.
E adesso, appunto, di nuovo a Santander, dopo aver passato la notte precedente a decidere cosa fare.
L’aereo di ritorno è prenotato, qualche giorno a guardare l’oceano e poi a casa.
C’è ovviamente un po’ di sconforto, ma è maggiore, e dà più sollievo, l’idea di poter accettare i propri limiti – per questa volta -, di poter decidere di “attendere” un completamento di un cammino in una prospettiva di piccoli passi, poche pedalate.
Ieri sera durante la Messa nella Cattedrale di Santader mi sono soffermato a guardare l’architettura di questa bianco e solare gotico spagnolo, fatto di vera tensione verso l’alto, dal bianco della pietra all’azzurro del cielo spagnolo. In ognuna di questa chiese puoi trovare segni del Camino: un San Giacomo in una qualche nicchia, una spada crociata in un basso rilievo… e le conchiglie. Si, le conchiglie del Cammino, della direzione, dell’invito ad andare avanti.
Nella Cattedrale di Santander nell’incrocio della navata centrale con il transetto sono scolpite due enormi capesante rivolte verso l’alto che sembrano due grandi mani, aperte e protese verso il basso.
Mai come ieri sera mi sono sembrate le stesse mani che quando arrivi a Santiago sei tu ad appoggiare sulle spalle di quella antica statua che segna la fine del tuo lungo viaggio: quest’anno – inversamente – me lo sono sentite su di me, come due grandi mani a conchiglia che ti si appoggiano e ti accarezzano le spalle con la fiducia di reincontrarti, con la comprensione della fatica, con la speranza di rivederti.

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Non ho avuto il tempo per trovare la concentrazione su un cammino che prima di tutto deve partire da dentro di noi e per farlo devi dargli “spazio” e non il “vuoto” di una testa sgonfia.
Più attenzione alla spirito, a un cammino che ti sceglie nel momento in cui sei pronto: “estoy seguro de que sabrás disfrutarlo”.

Arrivederci Santiago: “Míranos, míranos…”.

A Nord: verso Irun…

Ci siamo: sono in viaggio verso Irun per iniziare il mio secondo Camino verso Santiago.
È un Camino diverso quello di quest’anno: lo “zaino” è più pesante per il ricordo di persone che non ci sono più, ricco di maggiori responsabilità per gli impegni momentaneamente lasciati, carico di aspettativa nella speranza di recuperare la serenità nel ritrovare vasti ed “altri spazi e luoghi”.
Sono sempre 900 km lungo la costa ventosa del nord della Spagna ma sembrano più lunghi, più impegnativi, più incerti forse perché l’anno scorso c’era la sorpresa e l’attesa della scoperta, la meraviglia dell’inatteso, lo stupore di una dimensione unica, atipica, privilegiata.

“Essere pellegrini e’ un privilegio:spazio infinito e liberta’. Solo il tuo corpo ‘comanda’ i modi e i tempi del tuo essere e piu’ sei in sintonia con lui (il tuo corpo) piu’ sei libero”

“Andando per la Via il corso del tempo connette il corpo fisico al metafisico: la mente alla natura; la pelle individuale all’umanita’ celestiale. Santiago ti attende attende ‘leggero’ ”

Veramente quest’anno si è alla ricerca della “leggerezza” o, meglio, alla riscoperta di una leggerezza per ri-trovare sensazioni assaporate, vissute di cui hai sete e bisogno con lo zaino carico e lieve di Ricordi.

Le giornate di avvicinamento all’inizio sono sempre pesanti ma già l’atmosfera del Camino comincia a farsi sentire con l’incontro inatteso e sperato di altri ragazzi italiani con i quali condividere qualche ora insieme in questa dimensione “altra” dove conta solo l’esserci indipendentemente dal modo, dalla lontananza della meta, dal chilometraggio giornaliero, dal tuo passato e dal tuo “io”.

Sempre a nord…

Trovato l’anello mancante: Santander. Ci siamo…!

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A Nord…

Per ora l’idea…

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Finis Terrae

E vai sempre avanti finchè hai “terra sotto i piedi”: adesso di fronte all’oceano, a Finis Terrae, una sola parola di otto lettere come gli otto giorni del mio Camino in bici.

Serenità.

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8 giorno: Portomarin – Santiago de Compostela

Dati tecnici
Arrivo a Santiago de Compostela dopo 6 ore e 36 minuti avendo percorso 95,32 km

È stata una lunga “tirata” di quasi 100 km. Una sosta veloce a Melide e poi sempre avanti tra la carretera e lo sterrato: alla partenza da Portomarin la nebbia e le nuvole basse non volevano lasciare spazio al sole, ma dopo – in questo continuo conto alla rovescia – tutto era limpido e chiaro, come la “meta”.
Meno cinquanta, meno quaranta, meno trenta… È strano: cominci a rallentare, addirittura ti fermi, sopraffatto da un miscuglio di sensazioni e di pensieri, come negli occhi gocce di sudore e di emozione. Si scollina il monte Gozo e in lontananza vedi Santiago: l’avvicinamento lo vuoi, lo fai, lo devi fare lento. Non c’è stanchezza, forse solo incredulità.
Ed ecco la piazza: si arriva dovendo attraversare alcuni gradini con la bici a mano e dopo ci sei. Grande. Enorme. Ti giri ed eccola. La Cattedrale, lì davanti con la sua facciata imponente per la storia, accogliente per chi sa viverla.

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E “rimbalzi”: mi siedo di fronte sul selciato in quelle poche zona di ombra che una piazza di tanta ampiezza può concedere alle tre del pomeriggio.
La guardi, te la guardi: sei vuoto. Sei leggero. Sei sereno.
Poi entri e guardi frastornato l’interno cercando di renderti veramente conto di dove sei arrivato. Percepisci qualcosa di grande, ma in quel momento c’è troppa confusione, troppa gente, troppi turisti. E allora fuori, all’ufficio del pellegrino a prendere la Compostela: poca gente; in cinque minuti ho la “prova provata” dei miei chilometri, ma ti rendi perfettamente conto che i segni tangibili di questo viaggio sono marcati da un altro timbro ed impressi altrove.
Esco e trovo di nuovo Alfredo, il ragazzo spagnolo incrociato a Portomarin: andiamo a mangiare insieme e parlottiamo in un italiano-spagnolo per un’oretta. È reduce da un giro di tutta la Spagna di oltre 3000 chilometri: da Madrid a Barcellona, a Siviglia, a Logroño e poi via sul Cammino fino a Santiago. Ci salutiamo e all’ultimo mi regala un biglietto della lotteria: domani parte subito per Finisterre, perché martedì ha il pullman per Madrid. Buon ritorno Alfredo.

Trovo una pensione, mangio in un ristorantino nella piazza della cattedrale, ma ho una strana sensazione di vuoto dentro.

Vado a letto e il giorno dopo – un tranquillo lunedì dove la città è di nuovo se stessa e non più stuprata da orde di turisti – riscopro (riarrivo) a Santiago.
Una vera calma nella piazza con il continuo arrivare di pellegrini, festosi, contenti, ma di una felicità discreta perché la gioia grande è quella che hai dentro e non hai bisogno di “urlarla” al mondo. Tutti insieme a mezzogiorno entriamo per la Messa dei Pellegrini, la “nostra” Messa.

“La paz os dejo, mi paz os doy; yo no os la doy como el mundo la da”.

E vorresti abbracciare non solo Giacomo, ma tutte le colonne di questa cattedrale, tutte le sue pietre, perché le senti vive, le senti che parlano Storia, che raccontano i secoli di una tradizione che è etica del vivere, ricerca della pace, sollievo dalla sofferenza in un ecumenismo e in una comunione che sono banali quanto sono concreti e veri. Pietre che accarezzi, colonne a cui ti appoggi, mura che ti sorreggono e che ancora oggi sono lì per essere cornice e supporto alla storia dell’uomo, alla Tua storia.

Giri per Santiago in mezzo ai vicoli, tra i negozietti, i ristoranti, i bar in mezzo a pellegrini svuotati e frastornati e turisti ignari e inconsapevoli (immeritevoli?), ma poi ritorni nella piazza della Cattedrale per riempirti gli occhi della sua facciata alta verso il cielo, che ti ricorda gli spazi sconfinati delle mesetas e gli orizzonti della Galizia. E ritorni a sederti sui gradini della piazza, al sole, un sole che oramai ti è necessario come l’aria, un sole caldo che ti è stato compagno e amico nei chilometri trascorsi a pedalare.

E rimane solo una domanda, che non è banale, non è scontata perché già letta e non è ovvia, ma viene dal profondo: “Quando si riparte?”

PS: Resoconto tecnico: 839 km in 58 ore e 13 minuti.



Gli appunti presi sull’iPhone: scritti allora e lasciati così…

8 GIORNO
Santiago: 95,32 km / 6h36′
L’attesa… La tiratona (breve sosta a Melide e basta)
Il pranzo con “Alfredo” e i suoi racconti
La cena di polpo gallieno con la cattedrale di fronte
I turisti scemi, i ciclisti scemi.

7 giorno: Villafranca del Bierzo – Portomarin

Dati tecnici
Arrivo a Portomarin dopo 7 ore e 30 minuti avendo percorso 104,02 km

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Gli appunti presi sull’iPhone: scritti allora e lasciati così…

7 GIORNO
Portomarin: 104,02 km / 7h30′
Ostello: 6 euro
Beiposti: O Cerebreiro (mistica), la Galizia, i sentieri pieni di querce e castagni, le abitazioni della Galizia in pietra grigia e con il tetto in scandole di pietra, la statua del pellegrino contro vento
Altro: salita dura nella statale deserta, i ciclisti a pranzo a Sarria ritrovati a Portomarin (tu es fuerte), la ruota (…), il cane a cena, Messa (seconda lettura di Santiago-San Giacomo)

6 Giorno: Villar de Mazarife – Villafranca del Bierzo

Dati tecnici
Arrivo a Villafranca del Bierzo dopo 7 ore e 25 minuti avendo percorso 114,24 km

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Gli appunti presi sull’iPhone: scritti allora e lasciati così…

6 GIORNO
Villafranca del Bierzo: 114,24 km / 7h25′
Ostello a Villafranca (privato): camera singola 38 euro
Bei posti: Astorga (cattedrale e palazzo di gaudi), il villaggio di Foncebadon, cruz de hierro, discesa per Ponferrada
Altro: in bici con Luis Miguel fino a Rabanal del Camino, cena nella piazza di Villafranca (nostalgia)

5 giorno: Boadilla del Camino – Villar de Mazarife

Dati tecnici
Arrivo a Villar de Mazarife dopo 8 ore e 34 minuti avendo percorso 148,29 km

Oggi mi attendeva la pianura: una lunga striscia bianca affiancata da pioppi che ti tengono compagnia per chilometri. La condizione fisica era ottima, il tempo di piu’ ed e’ cosi’, che in poco tempo, si arriva a Carrion de Los Condes e poi avanti avanti, per decine e decine di chilometri tutti dritti su sterrato pianeggiante, fino a Mansilla de las Mulas: e’ una dimensione strana che ti immerge in un non tempo dove e’ solo lo spazio a decidere il fine. E poi Leon: la cattedrale. Il bianco del marmo e il turchese del cielo. A quel punto il mio chilometraggio sarebbe stato completo, ma e’ in questi casi che riesci a fare di piu': quando ti accorgi che fino a quel momento avevi dato solo la sufficienza. E allora via fino a Villar de Mazarife per il Camino francese, quello sullo sterrato, non quello consigliato – e piu’ facile – dalla guida.

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Cena e pernottamento all’ostello “Sant’Antonio da Padova” con i “soliti” omnipresenti olandesi ed un ragazzo polacco: paella e frutta, esperimenti linguistici e sguardi – sereni – di comprensione e di vicinanza di sofferenza e di emozioni.
Domani Astorga e la Cruz de Hierro: nomi pesanti, per la storia, per il significato, per il valore. E per l’altitudine.

“Essere pellegrini e’ un privilegio: spazio infinito e liberta’. Solo il tuo corpo ‘comanda’ i modi e i tempi del tuo essere e piu’ sei in sintonia con lui (il tuo corpo) piu’ sei libero”
“Andando per la Via il corso del tempo connette il corpo fisico al metafisico: la mente alla natura; la pelle individuale all’umanita’ celestiale. Santiago ti attende attende ‘leggero’ ”



Gli appunti presi sull’iPhone: scritti allora e lasciati così…

5 GIORNO
Villar de Mazarife: 148,29 km / 8h04′
Altro: “essere pellegrini è un privilegio: libertà, solo il tuo corpo ‘comanda’ i tempi del tuo vivere e del tuo andare”
Altro (aggiungere): strada insieme con il ciclista veloce ma dopo staccato, la pausa alla fonte lungo il drittone e gli altri ciclisti (tu es fuerte), aggiungere la serenità dell’ostello Sant’Antonio, i proprietari e le sdraio in giardino

4 giorno: Villafranca Montes de Oca – Boadilla del Camino

Dati tecnici
Arrivo a Boadilla del Camino dopo 7 ore e 3 minuti avendo percorso 102,49 km

Partenza con nuvole basse e nebbia e subito salita: lo spettacolo che però dopo qualche chilometro si dischiude è veramente magnifico. Sono sull’Alto de la Pedraja con un ampio sentiero sterrato che attraversa una foresta di conifere: una lunga discesa in mezzo alla foresta, si attraversano i villaggi di San Juan de Ortega, Ages e Atapuerca. 
E poi arriva la “città”: Burgos. La vista della cattedrale dal viale alberato è veramente emozionante: il tempo è splendido e la cattedrale si staglia serena nel cielo turchese della Spagna. 
Uscendo da Burgos, dalla sua complicata periferia, incontro un pellegrino a cavallo che mi indica la strada: il paesaggio comincia a cambiare. E di molto: inizia la zona delle mesetas.

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Penso che ognuno si faccia una sua idea personale di un determinato paesaggio, di una determinata nazione, di un determinato viaggio da compiere.

Solitudine, spazio, caldo, sole e cielo,
il “mio” Cammino di Santiago.



Gli appunti presi sull’iPhone: scritti allora e lasciati così…

4 GIORNO
Boadilla del Camino: 102,49 km / 7h03′
Ostello El Camino (5 euro) + cena e colazione
Bei posti: Alto dei Monti Ocas, la foresta e la discesa, Burgos (emozione della vistdella cattedrale dal viale alberato) le mesetas, tutte le chiese e i paesi
Altro: ostello (giardino) e cena (ragazza canadese e signora austriaca), Proprietari dell’ostello: iron man italiano (a pezzi)