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Hermes, Museo del Liviano (Padova)

Ancora agosto, ancora estate.

Bimba

Domenica sera: luci e sentieri…

Giuseppe, il maestro Penello

Quando sono stato assunto in Università Giuseppe già c'era.
Era il "maestro Penello": gentile, nobile nell'animo e nel sorriso.
Lo conoscevo già essendomi laureato nello stesso dipartimento, ma per diversità di studi le nostre strade non si erano mai incontrate: io semplice studente che cercava di percorrere un corso di studi a metà tra l'informatica e l'archeologia e lui - da sempre - il maestro del disegno archeologico a mano libera.


Poi ad un certo punto - oramai più di dieci anni fa - siamo diventati "colleghi", compagni di lavoro e addirittura "vicini" di studio per diverso tempo. E da quel momento ho potuto conoscerlo, ho avuto la fortuna di instaurare con lui un rapporto fatto di rispetto ed amicizia dove Giuseppe faceva la parte del "sior venexian" incuriosito dalle nuove tecnologie e io del "ragazzo del computer" che andava di fretta, ma che spesso si fermava, affascinato, a guardarlo disegnare, a scambiare due parole, a scoprire come da quel suo paziente "puntinato" riusciva a ridare vita a rilievi architettonici, decorazioni, gemme e monete: io con mouse ed ingombranti monitor, lui solamente con una matita ed un bianco foglio di carta.
Sono tanti gli episodi legati ad una persona "semplicemente eccentrica" come il maestro Penello: penso all'amore che aveva per il suo giardino e le sue piante a Venezia, ai suoi gatti, alla sua famiglia, all'amore per la "forza del bello". E poi la missione in Turchia: i mesi passati in quella calda terra del Mediterraneo in un piccolo villaggio della Cappadocia sono ricordi ben presenti - disegnati - che non si cancellano.

Ma soprattutto mi piace ricordarlo nei suoi gesti semplici e spontanei come quando a metà mattina, in inverno nel laboratorio in centro di via Marsilio, passava in studio da me con sulle spalle quel suo cappotto blu scuro ed una sciarpina al collo e mi faceva "Ehi ragazzo, caffettino?". E guai a pensare di poter pagare, perché il caffè lo offriva sempre Giuseppe, come sempre ha donato i suoi insegnamenti, la sua arte, come sempre ci ha regalato la sua amicizia, la sua nobiltà d'animo e di sorriso.

Ciao Maestro.

Agosto, in piazza…

Sentieri delimitati con prospettive di luce

Orizzontale: calma piatta.

Bianco e nero

Si, sono tutti girasoli.