“…ma le mie parole caddero come gocce di pioggia silenti ed echeggiarono nel prorompere del silenzio”.
Rode 64 km on route 'Anello fluviale PD', in 3 hrs 9 mins (avg: 20,32 km/h) on my Merida bike. |
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“…ma le mie parole caddero come gocce di pioggia silenti ed echeggiarono nel prorompere del silenzio”.
August 24, 2011– To the Apple Board of Directors and the Apple Community I have always said if there ever came a day when I could no longer meet my duties and expectations as Apple’s CEO, I would be the first to let you know. Unfortunately, that day has come. Steve
Norvegia, 22 luglio: Oslo e Utoya.
di Giorgio Viberti (La Stampa) – 28 maggio 2011 Una pagina che resterà nella storia del ciclismo. Terz’ultima tappa e settimo arrivo in salita di questo Giro d’Italia, traguardo ai 1360 metri di Macugnaga, in Val d’Ossola, terra dei walser ai piedi del Monte Rosa. Tutti aspettano un attacco di Scarponi o di Nibali, in lotta fra loro per il 2° posto in classifica e alleati contro il leader Contador per provare ancora a metterne in discussione la netta superiorità. A pochi km dall’arrivo, invece, parte da solo Paolo Tiralongo, 34enne siciliano residente nel Bergamasco, gregario modello dell’Astana che fino all’anno scorso era anche il team di Contador. Alla sua dodicesima stagione fra i professionisti, «il Tira» non ha mai vinto una corsa. Per lui il ciclismo è sempre stato sudore, abnegazione e fatica al servizio dei capitani: Bartoli, Frigo, Casagrande, Belli, Cunego, Vinokourov, Contador… Questa volta però ci vuole provare, la Astana in quest’ultima settimana di Giro gli ha dato via libera, quindi può sperare finalmente nel suo primo urrà da professionista. Al via della tappa il suo bimbo Salvatore, di 4 anni, l’aveva salutato urlandogli: «Papà, oggi numero 1». Gli è sembrato un segno del destino. Così, quando la corsa è arrivata nel vivo e tutti i big continuavano a controllarsi, è partito come una lepre. Tiralongo solo in testa con un centinaio di metri sul gruppo dei migliori. Joaquín Rodriguez prova a rimontarlo, ma desiste in fretta. Scatta allora Gadret, senza però guadagnargli un metro. Sembra fatta per il siciliano, fisico da peso piuma, appena 169 cm per 57 kg, sguardo stravolto dalla fatica e dalla paura di essere raggiunto in extremis e beffato. Il sogno è lì, si avvicina. Ma ai 2 km conclusivi proprio Contador, il ballerino delle montagne, si alza sui pedali e mulina le gambette sui pedali come pistoni. Tiralongo è stremato, così Contador ai 400 metri finali gli piomba addosso come un rapace sulla preda: e tutti ripensano alla definizione di nuovo «Cannibale» che lo spagnolo si è ormai conquistato, per come ricorda Merckx. Pare profilarsi l’ennesimo dominio del Matador Rosa. Che invece a sorpresa supera sì Tiralongo, ma poi quasi lo traina, lo scorta, lo protegge negli ultimi 300 metri di sofferenza, di speranza, di magia. «Mi piacerebbe essere ricordato più come uomo che come corridore», avrebbe detto più tardi il Fenomeno spagnolo. Nessun altro sport è paradigma della vita come il ciclismo. Contador potrebbe isolarsi, dilatare il proprio vantaggio su Nibali e Scarponi e conquistare altri 20″ di abbuono per il primo arrivato. Ma in ballo c’è l’amicizia e la riconoscenza verso l’ex fedele gregario che l’anno scorso lo aiutò a vincere il Tour. Certe cose valgono assai più di una tappa e degli 11.010 euro in palio per il 1° arrivato. Tiralongo lo sa, così quando esce dalla scia del suo ex capitano ed esala le ultime energie nello sprint è già sicuro di come andrà a finire. «Era stato Alberto a dirmi di scattare a 6 km dalla fine – avrebbe ammesso -. Sapevo che mai, mai, mai mi avrebbe battuto». Contador finge di arrendersi, in realtà paga un debito di fiducia e amicizia. E mai sconfitta fu più dolce. Alle sue spalle arrivano sgranati gli altri big, con Nibali (3° a 3″) meglio di Scarponi (7° a 8″). «Sono più contento per la vittoria di Paolo che se avessi vinto io», dice commosso il signore in rosa. La morte che 7 anni fa lo sfiorò per un aneurisma cerebrale e la grave malattia che dalla nascita costringe su una sedia a rotelle il suo fratellino Raul gli hanno disegnato la strada da seguire. Ieri Contador l’ha voluta percorrere sino in fondo. L’inizio di un recente articolo scritto dal “mio prof e maestro”: per quanto riesca molto spesso ad essere in disaccordo e ad arrabbiarmi con lui (dialetticamente parlando), è innegabile la genialità di quest’uomo e per questo non si puo’ che ammirarlo e volergli bene…
UNA RIFLESSIONE SULLA CARTOGRAFIA La capacità di interiorizzare (“mappe mentali”) ed estrinsecare in forma simbolica (“mappa”- tout court) una rappresentazione del mondo esterno rappresenta una delle aree di ricerca più affascinanti e dibattute da un’estesa gamma di discipline (da quelle topologiche e spazio-geografiche, alla pisicologia cognitiva, alla paleo- psicologia): una nozione crescentemente pervasiva, al riguardo, è quella della marcata variabilità di tale funzione relazionale che attraversa il genere (dimorfismo cognitivo maschio/femmina), le culture, lo sviluppo del singolo individuo e la traiettoria evolutiva dell’intera specie umana. Mappare il mondo è un’abilità, evolutivamente selezionata, strettamente legata alla struttura stessa del cervello umano (“modello computazionale della mente” ) come processore seriale e parallelo e alla sua capacità di istanziare “schemi di piano” sensitivi al contesto operativo, di utilizzare simboli-icone, metafore e categorizzazioni socialmente condivisibili e di amministrare, in modo sfumato (logica fuzzy), le varie fonti di incertezza comportamentali/decisionali, a partire proprio da quelle spaziali. Al di là delle diverse architetture formali in cui una mappa si organizza, possono essere connotate come “mappe” rappresentazioni così lontane nel tempo, nello spazio, nonché per finalità, contenuti e forma, quali i dipinti del paleolitico superiore della grotta di Lascaux, il prototipo (evocativamente chiamato, appunto, “Cave”) di realtà virtuale-immersiva 3d, la mappa cinquentesca “a volo d’uccello” del Dal Cortivo degli Euganei o un’immagine satellitare ad alta risoluzione con georeferenziazione in ambiente GIS dello stesso areale (cfr. oltre): si tratta, in ogni caso, di “ambienti virtuali” (cognitivi e/o fisici e/o digitali) in genere “diminuiti” (riduzione tematica e simbolica), ma ora anche “aumentati”, che servono per agevolare un qualche tipo di “navigazione” esplorativa o ricognitiva sul territorio. Armando De Guio
Pasqua 2011. Tre giorni di ospedale… “All’ingresso il paziente si presentava stabile e asintomatico a riposo, PAO 130/80 mmHg, FC 60 bpm.
“[...] In data 06/04 il paziente veniva sottoposto a studio elettrofisiologico ed ablazione trans catetere di via lenta intranodale e di via accessoria laterale sinistra. La procedura avveniva in assenza di complicanze di rilievo.
“I want to die at a hundred years old with an American flag on my back and the star of Texas on my helmet, after screaming down an Alpine descent on a bicycle at 75 miles per hour. I want to cross one last finish line as my stud wife and my ten children applaud, and then I want to lie down in a field of those famous French sunflowers and gracefully expire, the perfect contradiction to my once-anticipated poignant early demise.” NEW YORK, 16 febbraio 2011 – “Se tra dieci anni mi sentirete dire cose come quanto ero forte a L’Alpe d’Huez del 2001 vorrà dire che avrò dei seri problemi”. Lance Armstrong col ciclismo ha chiuso, stavolta per sempre. A 39 anni, dopo 7 Tour de France vinti, tre vite in gruppo e un 65° posto un mese fa nel Tour Down Under, il texano ha proprio deciso di dire basta. “Mai dire mai – sembra ripensarci per un momento in un’intervista alla Associated Press -. No, sto scherzando”. Grazie Lance! |
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